HOME - PERA COCOMERINA - LE SAGRE - VENDITA ONLINE - VIDEO - CONTATTI

SAGRA DELLA PERA COCOMERINA

PERA COCOMERINA
PRESIDIO SLOW FOOD



SHOPPING ONLINE

Entra nel negozio online ed acquista i nostri prodotti.

LE VILLE

Plants: immagine 1 di 1 thumb

Alcuni scatti del paese della Pera Cocomerina

SEZIONE VIDEO

Guarda i video delle varie trasmissioni dove si parla di Pera Cocomerina.

Le Ville di Montecoronaro

La storia delle Ville di Montecoronaro è strettamente legata all'antica Abbazia di Santa Maria in Trivio. Dell'antica struttura oggi rimangono, purtroppo, soltanto resti di mura confusi nella boscaglia che ormai avvolge completamente il luogo dove sorgeva l'abbazia. Tuttavia, oggi possiamo dire che l'abbazia "rivive" ,almeno nel ricordo della gente, grazie alla Chiesa parrocchiale delle Ville di Montecoronaro il cui altare è stato ricostruito con pietre prelevate dalla sede dell'antico complesso monastico.

L'Abbazia di santa Maria in Trivio fu fondata nell'XI secolo da una famiglia feudale, probabilmente i conti di Montedoglio e di Chiusi. Il nome deriva dal fatto di trovarsi in prossimità di un incrocio a tre vie della mulattiera che da Pieve Santo Stefano risaliva il corso del Tevere per raggiungere, varcando l' appennino, Bagno di Romagna e Cesena. Questa antica via, utilizzata fino all'inizio del 1900, si ripartiva a Montecoronaro in tre direzioni. La via centrale proseguiva per l'alta valle del Savio e raggiungeva dopo pochi chilometri Verghereto e da qui Bagno di Romagna. La mulattiera di destra conduceva invece alla vena del Tevere e quindi alle Balze. Il viandante che avesse imboccato la mulattiera di sinistra sarebbe invece salito fino al Poggio Dei Tre Vescovi e quindi , passando per Pratelle e Poggio Calvano , avrebbe raggiunto la Verna.

Il monastero del Trivio passò all'inizio del XII secolo nell'orbita camaldolese come volevano i postulati della riforma che annullavano o riducevano i diritti che l'aristocrazia laica vantava sulle vecchie abbazie. Dopo la donazione l'abbazia rimase ai camaldolesi fino al XV secolo quando fu data in commenda.

Ogni abbazia era una "famiglia" completa ed autonoma i cui membri vivevano sotto la potestà dell'Abate. Quest'ultimo era capo delle diverse amministrazioni del monastero: spirituale , politica, giudiziaria ed economica. Per le questioni di particolare gravità ed importanza egli doveva radunare un consiglio di tutti i monaci anche se poi era l'Abate che decideva nel modo ritenuto più opportuno. In una situazione di questo genere è facile capire come potessero facilmente crearsi , anche il quel periodo, degli "abusi d'ufficio" che portarono ad un progressivo distacco dell'Abbazia dai camaldolesi.

L'abbazia ebbe in seguito una netta decadenza e subì una grave e definitiva distruzione del 1495 ad opera dell'esercito veneto guidato dal duca di Urbino.

Come già detto, oggi lo spazio su cui sorgeva l'abbazia è ridotto ad un ammasso di piante, erba e spine dove ogni tanto spunta fuori, qua e là , una pietra squadrata. Ad inizio '800 presso la chiesa ormai demolita c'era una piccola casa composta di due stanze, fondi e forno dove viveva il fattore del Monastero di San Niccolò, che vi raccoglieva i prodotti della proprietà di Montecoronaro. L'area in cui sorgeva l'abbazia riuniva in se tutti i requisiti allora necessari: ripiano spazioso ben illuminato per molte ore al giorno e ben riparato dai venti settentrionali, un corso d'acqua a breve distanza (il Rio) e non ultima, la solitudine del luogo.

L'abbazia doveva essere protetta e delimitata da un muro di cinta e , su due lati, da fossati. Accanto al monastero, con portico e chiostro, vi era la chiesa. I documenti giunti sino a noi ci parlano, per quanto riguarda i locali , di una cucina e di uno "scaldatorium" utilizzato dai monaci nei mesi più freddi. Su un cucuzzolo sopra l'abbazia , a picco sul monastero, sorgeva con ogni probabilità una torre o altro edificio fortificato di cui si parla in un documento del 1341.

Il numero dei monaci che abitavano l'abbazia variavano a seconda dei periodi e delle "fortune materiali" del monastero. Tra il XIII ed il XIV secolo i nomi dei monaci che compaiono negli atti riguardanti l'abbazia non sono più di 5 o 6. Tuttavia era tutt'altro che un luogo deserto e silenzioso; sono giunte sino a noi vecchie carte notarili in cui si parla di contratti di compravendita per i quali i monaci e l'abate uscivano spesso dai limiti del monastero per concludere con gli abitanti del luogo le loro trattative. La giurisdizione dell'Abbazia di Santa Maria in Trivio era ampia ,estendendosi su un buon tratto della parte terminale della Valtibertina : Valsavignone, Bulciano, Bulcianella, Civitella, Fratelle e Cananeccia.

L'attività svolta nella comunità era mirata all'agricoltura e all'allevamento del bestiame. In un documento relativo al un censimento del 1428-29 si parla di 339 fra pecore e capre, 199 bovini , 35 cavalli e 19 asini. Stranamente non sono menzionati i maiali per i quali risulta certa la presenza in questa zona. Sempre nel 1428-29 troviamo che il più agiato abitante della comunita' di Montecoronaro era il cinquantenne Piero di Ciesco. La sua famiglia, composta da lui e la moglie, fu iscritta a catasto per un imponibile di fiorini 128, soldi 13 e denari 6. Essi abitavano in casa con capanna, aia ed orto sita in "Chameragia , Villa de Monte Chornaio". Possedeva venti appezzamenti di terra, ma la gran parte del suo patrimonio era dovuta ai 35 bovini alle 4 capre ed alle 8 pecore per sorvegliare le quali doveva tenere in casa un garzone che gli costava 10 fiorini e mezzo.

La vita agricola del territorio non scorreva immobile e senza contatti con il mondo esterno, considerando che l'abbazia era stata fondata presso un incrocio stradale e che della via di Montecoronaro usufruivano i pur modesti scambi commerciali tra Romagna e Valtiberina. Gli scambi avvenivano in luoghi specifici uno dei quali era l'antico "Mercatali" , il cui nome variato in Mercatale è rimasto ancora oggi ad indicare una parte ben precisa del paese delle Ville di Montecoronaro.

Tuttavia, nonostante agricoltura, allevamento e scambi commerciali, secondo il primo catasto fiorentino del 1428-29 , delle 35 famiglie iscritte al catasto del comune di Montecoronaro, 6 erano i nuclei "miserabili", 24 i "poveri" e 5 i "mediani". Nessun nucleo familiare era considerato "agiato" e l'imponibile medio era di 26 fiorini per ciascuna famiglia.

Associazione Culturale Pro Ville in memoria di Ido Bragagni - Via della Rocca, 1
47028 Ville di Montecoronaro Verghereto (FC)
P.Iva 03297670402 - Tel. 0543.902715