PERACOCOMERINA.IT - Rassegna Stampa

Corriere Romagna - 19/10/2002 - La pera cocomerina non più dimenticata- di Fedele Camillini
(Assessore della Comunità Montana dell’Appennino Cesenate)


Oggi, sabato 19 ottobre, la località di Ville di Montecoronaro celebra la pera cocomerina e questo, amici miei, è un vero evento. Nel parco intitolato a Ido Bragagni, all’interno di una struttura appositamente installata, dalle 10 alle 13 terremo un convegno intitolato “La pera cocomerina: il rilancio di una nostra antica coltura”. Accanto agli interventi dei pubblici amministratori vi saranno quelli di tecnici ed esperti della materia. Dopo il saluto del sottoscritto, nella sua veste di sindaco del comune di Verghereto, e quello di Gianni Caibugatti presidente dell’associazione pro-Ville, inizieranno i lavori sotto la presidenza di Giona Simoni vicepresidente della comunità montana. Interverranno Manuela Biserni laureata in scienze e tecnologie alimentari, Stefano Tellarini esperto di colture biologiche, Sergio Guidi consulente ARPA, Giangaetano Pinnavaia docente universitario ed Ernesto Tombaccini assessore all’agricoltura della comunità montana. Dopo il dibattito le conclusioni saranno tratte da Maria Luisa Bargossi vicepresidente della provincia e Lorenzo Spignoli presidente della comunità montana. Al termine del convegno ci sarà un buffet con degustazione di prodotti a base di pera cocomerina. Mi rendo conto che, già da un po’ di righe, alcuni di voi si staranno chiedendo cosa è mai questa pera cocomerina e anche perché stiamo facendoci tanto baccano sopra. Cercherò di spiegare qualcosa.
Innanzitutto il frutto, che appartiene al novero dei cosiddetti “frutti dimenticati”. Prodotti scartati dal mercato a causa dei più svariati motivi: perché difficili ad essere ottenuti o particolarmente delicati, oppure di aspetto non all’altezza del gusto, o disponibili in quantità non sufficienti. La pera cocomerina deve il suo nome al fatto che la sua polpa è di colore rosso. E’ dolce e profumata. Racconta Giulia Fellini nel bell’articolo scritto per Mare & Monti: “Il destino della pera cocomerina conobbe una svolta appena 7/8 anni fa, quando alla più importante studiosa italiana di archeologia arborea, Isabella Dalla Ragione, la sua esistenza venne segnalata da un agricoltore umbro. La ricerca di questa pera rossa dentro, conosciuta anche come pera ubriaca o sanguigna, portò la studiosa in Alto Savio, dove avvenne l’incontro determinante con un anziano di Verghereto, il signor Amedeo Nuti Angeli e con le vecchie piante di pera cocomerina del suo giardino. E l’antica pera finì nei manuali: il suo caso descritto scientificamente è da allora riportato negli studi sulla biodiversità. Un secondo incontro importante è quello che ha come protagonista Manuela Biserni, giovane laureata in scienze e tecnologie alimentari, originaria di Ville di Montecoronaro. Manuela riconosce la pera di cui si scrive in quella che cresce nel cortile del nonno e nei prati del paese. E come racconta lei stessa, inizia a pensare ad una valorizzazione di questo frutto, studiandone e sperimentandone direttamente l’utilizzo in marmellate e composte.” Manuela è - lo dico con soddisfazione – consigliere comunale di Verghereto, e non ha fatto davvero fatica a convincerci e contagiarci. La sua intraprendenza e il suo amore per il nostro territorio vanno ad innestarsi su di una situazione che vede in comune di Verghereto numerosi cultori di questo frutto. Vorrei ricordare, oltre Amedeo Nuti Angeli di Montione già citato sopra, Carlo Biserni della Selva, Aldo Nuti del podere Casa, Leonardo Gabelli di Montecoronaro, Domenico Guerra, Ottavio Nuti e Franco Biserni di Ville. Silvio Bigiarini dell’ hotel Bellavista di Balze ne ha contornato l’albergo; Dante Canestrini ed Emma Buonguerrieri del Pianello hanno generosamente offerto le pere cocomerine che chi verrà alla degustazione potrà assaggiare. Mi scuso con tutti gli altri che posso aver dimenticato o trascurato. Sono comunque compresi nel nostro più sentito ringraziamento. Forse può essere che la pera cocomerina venga coltivata in altre zone dell’Appennino cesenate. Qualche studioso ne intravede ceppi anche in zone montuose vicine di Toscana, Umbria e Marche. Qualcun altro è convinto ne siano rimaste piante in alcune località della Sardegna. Bene, speriamo che sia vero. Oggi, però, è questo lembo del nostro territorio che la riscopre e la ripropone. Bravissima l’associazione pro-Ville che si è mobilitata e che già dall’anno prossimo darà seguito al convegno con la sagra della pera cocomerina, che si terrà nei primi giorni di settembre (periodo di maturazione del frutto). Così, se tutto va come speriamo, avremo una località che si caratterizzerà grazie ad una sua rara produzione. Poi avremo la valorizzazione e il rilancio di questa produzione. Infine avremo mosso il primo passo in direzione di quel programma di riproposizioni dei frutti dimenticati che è nelle intenzioni di molti fra noi.

Il Resto Del Carlino - 23-10-02 - L'APPENNINO E' IL RIFUGIO DEI 'FRUTTI DIMENTICATI'

Si è svolto nel Parco Ido Bragagni di Ville di Montecoronaro di Verghereto il convegno sul tema “La pera cocomerina: il rilancio di una nostra antica coltura” promosso dal Comune di Verghereto, Comunità Montana Cesenate, Associazione Pro Ville, Arpa, nel solco della riscoperta dei frutti dimenticati.
Nei vari interventi si è parlato della riscoperta della pera cocomerina quando, poco meno di una decina di anni fa, ne fu segnalata la presenza in territorio di crinale romagnolo alla più importante studiosa italiana di archeologia arborea, Isabella Dalla Ragione. La ricerca sul campo di questa rara pera rossa al taglio portò la ricercatrice in territorio di Verghereto. Altri interventi hanno relazionato poi sulle buone potenzialità di trasformazione conserviera di quel frutto di qualità e biologico, sulla sua valorizzazione da parte dei coltivatori, delle amministrazioni pubbliche, della ricerca universitaria, sui progetti in cantiere da parte della Provincia riguardanti le fattorie didattiche e i prodotti di nicchia. La Comunità montana tramite il presidente Spignoli ha, tra l'altro, ribadito la proposta che l'Appennino cesenate diventi luogo di coltivazione dei frutti dimenticati anche presso le strutture ricettive, a partire dagli agriturismi e dai Bed and Breakfast.

Ansa.it - 26/03/2003 - PRESIDI ENOGASTRONOMICI SLOW FOOD PROTAGONISTI A CAVRIAGO

CAVRIAGO (RE), 26 MAR - I presidi enogastronomici di Slow Food (prodotti selezionati per la loro straordinaria qualita', o perche' espressione tipica di un territorio o perche' rischiano di scomparire)saranno i protagonisti della tradizionale Fiera del Bue Grasso di Cavriago (Reggio Emilia), che sara' inaugurata il 30 marzo dall'assessore regionale al turismo, Guido Pasi. I presidi saranno oggetto di una mostra mercato e di un convegno intitolato ''In difesa di biodiversita' agraria e formaggi di antica tradizione''. In Emilia Romagna ricorda Alberto Fabbri, responsabile regionale di Slow Food Fabbri i presidi sono dieci, fra cui cinque insaccati e salumi: la mariola (un insaccato che va consumato crudo, stagionato o cotto), la mortadella classica di Bologna (che viene prodotta oggi solo da due artigiani bolognesi), la salama da sugo ferrarese, il culatello di Zibello (solo quello prodotto dal Consorzio volontario del Culatello), la spalla cruda prodotta nella zona del Culatello di Zibello. Due sono gli animali da salvaguardare: la bovina di razza Romagnola e il suino della razza 'Mora romagnola'. Due anche le specie ittiche: l'anguilla di Comacchio (Slow Food ha anche avviato il recupero della vecchia struttura dove le anguille venivano lavorate fino agli anni sessanta), e il Salmerino di Fonte del Corno alle Scale. C'e' un solo formaggio: il Raviggiolo delle Foreste Casentinesi, un formaggio fresco, di cui si parlera' in modo particolare a Cavriago, perche' il responsabile del settore formaggi di Slow Food, Vito Puglia, interverra' al convegno sul tema della salvaguardia dei formaggi di antica tradizione. ''Le normative sanitarie dell'Unione europea, che impongono la cottura del latte per i formaggi freschi spiega Fabbri sono un problema per salvaguardare certi prodotti tradizionali''. La festa di Cavriago, che si concludera' il 31 marzo, sara' anche l'occasione per lanciare quattro nuovi prodotti emiliano- romagnoli nell'olimpo dei tutelati da Slow-Food: la vacca rossa reggiana, la vacca bianca modenese, la ciliegia tradizionale di Vignola e la pera cocomerina della Comunita' montana cesenate, una pera dalla polpa tutta rossa come i cocomeri. ''Per questi prodotti dice Fabbri e' quasi giunta al termine l'istruttoria e presto dovrebbero essere inseriti nell'elenco dei presidi''.(ANSA)

Corriere Romagna - 21/6/2003 - La pera cocomerina sarà presidio Slow Food
di Fedele Camillini (Assessore della Comunità Montana dell’Appennino Cesenate)


Sono trascorsi esattamente otto mesi da quando lanciammo l’iniziativa di valorizzazione della pera cocomerina. Era sabato 19 ottobre dello scorso anno e tutta la popolazione di Ville di Montecoronaro si mobilitò per realizzare la propria giornata speciale. Sotto il tendone allestito per l’occasione, dopo il saluto che portai in veste di sindaco di Verghereto, si succedettero il presidente dell’associazione pro-Ville Gianni Caibugatti, la promotrice Manuela Biserni, gli studiosi Giangaetano Pinnavaia, Sergio Guidi e Stefano Tellarini. Poi i rappresentanti della provincia di Forlì – Cesena e quelli della comunità montana. Tutti convintamente disposti ad impegnarsi per questo frutto particolare, improvvisamente assurto a simbolo di un territorio. Avevo notato la presenza, tra il pubblico del grande chef Paolo Teverini e avevo pensato che se anche Paolo Teverini era interessato alla pera cocomerina, forse vi era davvero abbastanza valore su cui lavorare proficuamente. Altra cosa che mi stupì favorevolmente, fu la velocità con cui il piccolo frutto dalla polpa rossa “bucò lo schermo”, cioè fece notizia e colpì l’immaginario collettivo. Io ho un fratello che fa il fruttivendolo a Verghereto. Dal giorno successivo al convegno, deve affrontare un sorprendente stillicidio di forestieri che arrivano in auto davanti al negozio, scendono, entrano, e chiedono pere cocomerine. Dirò allora qui, che ancora non abbiamo una produzione sufficiente ad alimentare i punti vendita. Le piante di pera cocomerina sono una rarità. Probabilmente se non ci fossimo accorti o riaccorti di esse, fra qualche anno non ne avremmo avute più. Invece si è messo in moto qualcosa di poderoso. Da un lato Sergio Guidi sta completando il censimento delle piante esistenti in Alto Savio. Dall’altro Stefano Tellarini e Carlo Bazzocchi stanno facendo studi, approfondimenti, prove d’innesto. Già abbiamo coscienza, ad esempio, che esistono almeno due varietà del frutto: la precoce, che matura in estate, e la tardiva, che matura in autunno. Soprattutto la nostra gente, i nostri coltivatori e i nostri albergatori, stanno mettendo a dimora nuove piantine, stanno espandendo la presenza del cultivar, stanno scommettendo sulla pera cocomerina. A Ville di Montecoronaro, ma anche in altri luoghi del territorio. Alla fine la mappa delle coltivazioni riguarderà varie zone dell’Alto Savio, e credo proprio che questo sia un bene. Quindi ci troveremo dinanzi un bacino di produzione piuttosto ampio. Tuttavia Ville resterà il luogo che ha riconosciuto il frutto, e l’ha lanciato, e che merita di averlo come emblema. Non a caso da quest’anno ospiterà la sagra dedicata a questa pera, alla quale auguriamo lunga vita e grande successo. Questo fervore, questo credere nell’iniziativa è molto positivo. Innanzitutto perché dimostra che gli abitanti del nostro territorio sono sempre pronti a scommettere su nuove opportunità, soprattutto quando queste vengono dal nostro passato, dalla nostra storia e tradizione. Poi perché rende evidente che qui le istituzioni hanno ancora buona credibilità. Se la comunità montana e il comune dicono che vogliono puntare sulla valorizzazione di un prodotto o di un aspetto, la gente si fida e li asseconda accompagnandoli nell’impresa. Nei mesi passati, infatti, il comune e la comunità montana hanno investito proprie risorse, con fiducia, su questa cosa. Nello scorso mese di novembre, a palazzo Pesarini, ci fu una bella iniziativa, nel corso della quale fu presentato l’atlante dei prodotti tipici italiani. In quell’occasione, auspici il direttore dell’ARPA Gilberto Zecchi e lo studioso Sergio Guidi, conoscemmo i dirigenti di Slow Food, che si mostrarono interessati da subito alla pera cocomerina. Non ci siamo persi di vista, le cose hanno camminato e giovedì 12 giugno ci siamo incontrati qui. C’era Piero Sardo, dirigente nazionale dell’associazione, venuto appositamente dal Piemonte, e poi il referente provinciale Lamberto Albonetti e quello comprensoriale Giampiero Giordani; poi Gilberto Zecchi e Sergio Guidi, Carlo Bazzocchi. Per i locali, assieme al presidente Spignoli, al vicepresidente Simoni e a me, c’era Manuela Biserni, la nostra grande iniziatrice del tutto, la nostra esperta in tecnologie dell’alimentazione e la nostra instancabile e fantasiosa organizzatrice. In quella data si è stretto un accordo: la pera cocomerina entrerà a far parte dei presidi Slow Food. La comunità montana si farà carico dell’investimento necessario. Cosa significa questo? Significa un’attribuzione rara e preziosa, che riconosce un prodotto speciale, gli consegna un severo disciplinare a tutela della qualità e della tracciabilità, censisce i produttori e li aiuta a riunirsi e a dotarsi di un marchio, raccoglie le informazioni utili, sviluppa consigli e indicazioni, comunica ai consumatori. Insomma, non è concesso a tutti i prodotti di divenire presidio Slow Food. Attualmente sono circa 150, distribuiti in tutta Italia. La nostra regione sinora ne ha dieci. E’ questo un grande passo, di cui spero tutti colgano l’importanza. Viene compiuto grazie alla qualità delle nostre produzioni agroalimentari, alla lungimiranza dei dirigenti di Slow Food, ma anche grazie all’intraprendenza dei nostri enti pubblici e alla bravura dei nostri cittadini. Non potranno che scaturirne cose buone per il futuro.

CHEESE 2003: Numeri e curiosità dei primi tre giorni

I numeri di Cheese 2003, dopo tre giorni di manifestazione, sono talmente straordinari da stupire gli stessi organizzatori dell’evento. Partiamo dalla Gran Sala del Formaggio che ha registrato la cifra record di 15.800 ingressi totali; sono stati consumati al suo interno 4.500 chili di formaggi (38 mila fette di caci) ed è stato preso d’assalto anche il banco dell’enoteca (particolarmente apprezzati i bianchi a causa del gran caldo e i passiti) con più di 18 mila bicchieri offerti.
Per quanto riguarda i banchi dell’Associazione e dei gadget si è registrato un notevole incremento del numero di persone che si sono associate a Slow Food; più di 1.500 libri venduti (quelli che sono andati per la maggiore sono le Forme del Latte, Formaggi d’Italia e Ricette di Osterie d’Italia), tra i gadget sono andati a ruba i bicchieri griffati Slow Food (5.000) e le magliette (successo per la t-shirt dedicata alla Pera Cocomerina).
Bra, 21 settembre 2003

ACCORDO FATTO FRA SLOW FOOD E COMUNITA' MONTANA: LA PERA COCOMERINA SARA' PRESIDIO (del 19/06/2003)

La pera cocomerina sarà un presidio Slow Food. Questo è quanto è scaturito, nei giorni scorsi, da un incontro svoltosi a Ville di Montecoronaro. Per i dirigenti Slow Food erano presenti il vicepresidente nazionale Piero Sardo, il responsabile provinciale Lamberto Albonetti e quello comprensoriale Giampiero Giordani. Per la comunità montana dell’Appennino Cesenate hanno partecipato il presidente Lorenzo Spignoli ed il vicepresidente Giona Simoni, per il comune di Verghereto il sindaco Fedele Camillini e per l’associazione pro Ville Manuela Biserni. Erano inoltre presenti il direttore dell’ARPA Gilberto Zecchi e gli studiosi Sergio Guidi e Carlo Bazzocchi. L’accordo va a coronare una serie di contatti che sono in corso dal novembre 2002. Il frutto dalla polpa sanguigna prodotto a Ville e in altre località dell’Alto Savio andrà così ad aggiungersi ai dieci prodotti dell’Emilia Romagna (su circa 150 di tutta Italia) che possono sinora fregiarsi del titolo. Fra questi vi sono, lo ricordiamo, il raviggiolo dell’Appennino tosco-romagnolo, la razza bovina romagnola e la razza suina mora romagnola. Slow Food è la più grande e quotata associazione della civiltà gastronomica italiana, che sta velocemente assumendo notorietà e importanza internazionali. Le sue battaglie per la scoperta dei prodotti tradizionali, per la tutela della genuinità e del gusto, per l’affermazione dei valori della civiltà rurale, sono seguite da milioni di persone. Il presidio significa innanzitutto la ricerca dei produttori, il loro censimento, lo stimolo dato agli stessi per consorziarsi e darsi un marchio. Poi significa studi, approfondimenti, controlli ed un severo disciplinare, che garantisca la qualità e la tracciabilità del prodotto. Infine comunica ai consumatori di tutta Italia (e del mondo) che esiste un prodotto straordinario e che cercare e assaggiare questo prodotto è un piacere per il gusto, ma anche un modo per conoscere la storia e le tradizioni di un territorio e per preservare la grande cultura del nostro patrimonio gastronomico. Comunità montana e comune di Verghereto stanno convintamente scommettendo sulla valorizzazione del frutto, accompagnati dall’associazione pro-Ville, guidata da Gianni Caibugatti e animata da Manuela Biserni. E’ alla giovane e intraprendente studiosa che si devono i primi passi mossi con il convegno tenutosi il 19 ottobre dello scorso anno. I due enti stanno ora procedendo, assistiti da Sergio Guidi, Stefano Tellarini e Carlo Bazzocchi, da una parte al censimento delle piante esistenti, e dall’altra a studi, approfondimenti e prove d’innesto. Negli ultimi mesi molti coltivatori e albergatori dell’Alto Savio hanno impiantato essenze di pera cocomerina. Trovare un compagno di strada come Slow Food è certamente importante e qualificante ha dichiarato Lorenzo Spignoli, presidente della comunità montana -. Noi ringraziamo per essere stati presi in considerazione e ci dichiariamo molto soddisfatti. Vogliamo ringraziare anche tutti quelli che stanno lavorando per questa cosa, che vi stanno investendo le proprie risorse, professionali o economiche. La pera cocomerina è ciò che emerge ora di un sistema vasto e vario, fatto di tanti prodotti pregiati, che rappresentano magnificamente il nostro territorio. Già il formaggio di fossa, il raviggiolo, la carne bovina romagnola l’hanno preceduta. Molti altri, ne siamo sicuri, presto la seguiranno.





LA PERA COCOMERINA ENTRA IN SLOW FOOD
2 Ottobre, 17:12:05 - Da "Il Resto del Carlino - Cesena" del 02/10/2003


La biodiversità passa anche per i "frutti dimenticati" La pera cocomerina, riscoperta da appena un anno grazie all'iniziativa dell'Associazione Pro Ville, ha ottenuto l'attribuzione del presìdio Slow Food e fa ora bella mostra delle sue qualità organolettiche fra altri 119 prodotti alimentari a rischio di estinzione. E andrà subito sul banco degli alimenti importanti al congresso internazionale Slow Food che si terrà a Napoli il novembre prossimo. Di questo evento e della 1° sagra della pera cocomerina (così per la sua polpa rossa), che si terrà a Ville di Montecoronaro sabato e domenica prossimi, ne hanno parlato, presso la sede della Comunità Montana a S. Piero in Bagno, Lorenzo Spignoli e Giona Simoni presidente e vicepresidente dell'ente di Palazzo Pesarini, Fedele Camillini sindaco di Verghereto, Manuela Biserni referente locale del presìdio, Gianpiero Giordani responsabile Slow Food comprensorio cesenate, Stefano Tellarini esperto. «La pera cocomerina è l'attuale punta di diamante - ha detto Spignoli - di una serie vasta e varia di prodotti originali e genuini che lo scrigno dell'Appennino cesenate offre e offrirà in modo sempre più adeguato e organizzato nel prossimo futuro». Per Simoni «ora la fortuna della pera cocomerina la dovranno fare i coltivatori, gli agricoltori, che con questo frutto, che si trova in luoghi ecologicamente intatti, hanno già un presidio biologico» .Il sindaco Camillini ha parlato dell'importanza della riscoperta dei "frutti dimenticati" e dell'entusiasmo della comunità di Ville per l'attribuzione del presidio Slow Food, del convegno e della prima sagra della pera cocomerina a Ville. Gianpiero Giordani ha sottolineato che «il presidio nasce per salvaguardare la piccola produzione di quegli alimenti a rischio di estinzione, che hanno riconosciute qualità e che sono particolarmente radicati nel territorio». Dopo il formaggio raviggiolo, dunque un altro prodotto di nicchia dell'Alto Savio è entrato a far parte dei presìdi Slow Food. La pera cocomerina vi entra - ha scritto Lamberto Albonetti, responsabile del presidio pera cocomerina- per l'importanza che ha nella salvaguardia della biodiversità, per la valorizzazione che questo prodotto può apportare al proprio territorio».

LA PERA COCOMERINA IN CUCINA - SERATA SLOW FOOD AL GAMBERO ROSSO DI S. PIERO IN BAGNO SABATO 4 OTTOBRE (Comunicato del 01/10/2003)

C’era una volta la Pera Cocomerina e ci sarà ancora, grazie al Presidio Slow Food appena istituito, con il sostegno della Comunità Montana dell’Appennino Cesenate e l’attento lavoro del Comune di Verghereto e dell’Associazione Pro Ville.
Il Presidio verrà presentato a Ville di Montecoronaro, sabato 4 ottobre, alle ore 15,30, alla presenza di Silvio Barbero, segretario nazionale di Slow Food. Al termine si potranno assaggiare i prodotti tipici della zona.
Troveremo invece la Pera Cocomerina, nei piatti preparati dalle abili e sapienti mani di Giuliana Saragoni, nel suo 'Al Gambero Rosso', di San Piero in Bagno. Avremo così modo di approfondire la conoscenza, nella maniera migliore, di questo straordinario, piccolo frutto dimenticato.
SABATO 4 OTTOBRE 2003 - ore 20,30
Presso il ristorante 'AL GAMBERO ROSSO'
San Piero in Bagno - via Verdi, 5
LA PERA COCOMERINA IN CUCINA
Menù :
Fricassea di cipolla e pomodoro con 'schiaccina fritta'
Zuppa di zucca
Farinata di grano con Gota
Sfogliatine ai funghi porcini
Spezzatino di maiale alla confettura di Pera Cocomerina
Raviggiolo e marmellata di Pera Cocomerina
Formaggio di Fossa e Pera Cocomerina sciroppata
Latte alla 'portoghese'

Il Resto dl Carlino - 7 Ottobre 2003
La torta della nonna vince alla Sagra della Pera Cocomerina


Debutto in grande stile e successo di pubblico per la 'prima Sagra della Pera Cocomerina' svoltasi a Ville di Montecoronaro di Verghereto sabato e domenica scorsi. La manifestazione in onore della pera in rosso ha conquistato il palato di più di mille visitatori.
L'apertura della sagra è avvenuta sabato pomeriggio con l'affollato convegno, che celebrava l'attribuzione del presidio Slow Food al frutto principe della località di Ville, frutto dimenticato che rischiava l'estinzione. Ospite d'onore è stato Silvio Barbero segretario nazionale dell'associazione di cultura gastronomica di Bra (Cuneo). La giornata in onore della pera cocomerina (così detta per la polpa rossa come il cocomero) è proseguita poi fino a tarda sera col rinfresco offerto dalla Associazione Pro Ville e con l'intrattenimento musicale.
La giornata di domenica è stata dedicata soprattutto alla proposizione e alla vendita di marmellate e confetture, formaggi, castagne e altri prodotti tipici del territorio. Evento clou della giornata è stata la gara di ricette con pera cocomerina, che ha visto la partecipazione di 18 elaborazioni gastronomiche, tutte di alto livello. La giuria ha decretato la vittoria ex aequo di Marilena Guerra (Torta della nonna con ricotta e marmellata di pera cocomerina) e di Marina Biserni (Torta cocomerina dal sapore ritrovato). Al secondo posto si è classificata Doriana Guerrini col suo 'Creme caramel di pere cocomerine'. Terzi a pari merito Lea Guerra (Rotolo alla pera cocomerina) e Giuliano Gabrielli (Astice alla pera cocomerina).

LA VOCE DI ROMAGNA

La Voce di Romagna - 11 Ottobre 2003
I Complimenti dell'attrice alla Comunità Montana
La Pera Cocomerina ha conquistato una fan d'eccezione: Sabrina Ferilli.


San Piero in Bagno - Una 'fan' d'eccezione per la Pera Cocomerina: Sabrina Ferilli; che nei giorni scorsi era ad Alfero per girare alcune scene del suo nuovo film. Sul set, l'attrice ha avuto un piacevole incontro con gli amministratori della Comunità Montana dell'Appennino Cesenate. Piacevole soprattutto per gli amministratori, che hanno mostrato di gradire particolarmente la compagnia della brava e simpatica attrice. Ma piacevole anche per Sabrina Ferilli che si è complimentata con l'Ente di Palazzo Pesarini per l'azione di valorizzazione della Pera Cocomerina ed ha chiesto espressamente di poter assaggiare il frutto. Il presidente Lorenzo Spignoli ed il vicepresidente Giona Simoni hanno tirato fuori dal cappello a cilindro - a dire la verità aiutati in questo dalla preziosa collaborazione di Marco Bragagni dell'Associazione Pro Ville in memoria di Ido Bragagni - alcuni esemplari, facendogliene omaggio la sera stessa presso l'albergo Miramonti di Acquapartita.

Nella foto sotto la splendida attrice con in mano il cesto con le Pere Cocomerine e un vasetto di confettura confezionato dall'Associazione Culturale Pro Ville in memoria di Ido Bragagni.


(28/10/2003) Agricoltura - La pera cocomerina dell'Appennino cesenate fra i prodotti agro-alimentari tradizionali dell'Emilia Romagna

(Sesto Potere) - Cesena - 28 ottobre 2003
La comunità montana dell'Appennino cesenate sta per avanzare domanda, alla regione Emilia Romagna per l'inserimento della pera cocomerina fra i prodotti agro-alimentari tradizionali dell'Emilia Romagna. L'istanza, firmata dal presidente Spignoli, sarà corredata di una scheda identificativa del prodotto e di ulteriori tre allegati. Il primo allegato comprende trenta schede sottoscritte da cittadini residenti in località Ville di Montecoronaro, attestanti che la presenza di questa rara pianta sul territorio risale a molto tempo fa, in ogni caso molto più dei 25 anni richiesti come requisito per l'iscrizione del prodotto. Il secondo allegato riguarda un censimento di 16 piante poste nei dintorni della frazione, a cui sono unite immagini che dimostrano la vetustà delle stesse. Il terzo allegato, infine, è costituito da una nutrita bibliografia scientifica concernente il frutto. La copiosa documentazione è stata assemblata col prezioso contributo del comune di Verghereto e dell'associazione Pro Ville.

LA VOCE DI ROMAGNA

La Voce di Romagna - 29/10/2003 - La Comunità Montana ha compilato la richiesta - La Pera Cocomerina bussa all'Olimpo dei prodotti agroalimentari tradizionali.


LA VOCE DI ROMAGNA

La Voce di Romagna - 6/11/2003 - Slow Food a Napoli - Che vetrina per la Cocomerina.


www.appenninoeverde.org - 19/11/2003 -La Pera Cocomerina merita riconoscimento. La Comunità Montana dell'Appennino Cesenate pone la candidatura della Pera Cocomerina all' elenco dei prodotti agro-alimentari tradizionali dell' Emilia Romagna (12.11.2003)

La Pera Cocomerina si merita di essere inclusa nell'elenco dei prodotti tradizionali dell'Emilia Romagna: la comunità montana dell'Appennino Cesenate intende presentare e sostenere la candidatura presso gli uffici competenti della regione. Per ottenere il riconoscimento, oltre alla domanda, bisogna produrre un'esaustiva documentazione che illustri i requisiti che fanno di questo frutto un prodotto tipico della tradizione Emiliano Romagnola. I cittadini residenti in località Ville di Montecoronaro, attesteranno che questa rara pianta popola i campi da tempo immemorabile; ricordiamo che un prodotto tradizionale deve esistere da almeno 25 anni. Immagini ed informazioni riguardanti 16 alberi di Pera Cocomerina documenteranno la vetustà delle piantagioni presenti nel territorio. Una nutrita bibliografia scientifica testimonierà la storia di questa particolare pera e ne descriverà le caratteristiche salienti. La copiosa documentazione necessaria, per dare corpo alla domanda di riconoscimento della Pera Cocomerina, è stata raccolta con il contributo del comune di Verghereto e dell'associazione Pro Ville.
Info: Comunità Montana Appennino Cesenate - Tel. 0543 - 900711

BUON DEBUTTO DELLA PERA COCOMERINA ALLA PIAZZA DEI PRESIDI DI NAPOLI (del 07/11/2003)

Buon debutto della pera cocomerina a Napoli alla piazza dei Presidi d’Italia. Il raro frutto dell’appennino cesenate è stato protagonista della giornata di ieri (giovedì 6/11) assieme ad altri 119 prodotti tradizionali provenienti da ogni parte d’Italia. C’erano anche, fra gli altri, la bottarga di Favignana, il limone sfusato amalfitano, il Casilozu sardo, il vino santo trentino, il salame mantovano e la cinta senese. Tengono alta la bandiera dell’Emilia Romagna, assieme alla cocomerina, il raviggiolo, il culatello di Zibello, la mortadella bolognese e la salama da sugo ferrarese. La grande kermesse mondiale di Slow Food si è aperta nel pomeriggio, all’interno del grande salone di Palazzo Reale. Si sono susseguiti il saluto dell’assessore agli eventi del comune di Napoli, la bella relazione sulle nuove frontiere del gusto tenuta da Carlo Petrini, gli interventi del ministro Giovanni Alemanno e del direttore generale dell’agricoltura UE Josè Silva Rodriguez, i contributi di alcuni fra gli assessori regionali dell’agricoltura presenti. Fra questi ultimi è stato brillante e molto applaudito l’intervento dell’emiliano-romagnolo Guido Tampieri. In sala, fra i delegati al congresso mondiale di Slow Food, i responsabili delle condotte cesenate Giampiero Giordani, e forlivese Lamberto Albonetti, l’onorevole romagnolo Sauro Sedioli. La delegazione della Comunità Montana dell’Appennino Cesenate era guidata dal presidente Lorenzo Spignoli e dal Vicepresidente Giona Simoni, accompagnati anche dal consigliere provinciale Massimo Bulbi e dal rappresentante dell’ARPA Sergio Guidi. Poi è arrivato il taglio del nastro, nella sottostante stupenda Piazza del Plebiscito, dove i 120 stand erano perfettamente allineati. Sullo sfondo a semicerchio del Pantheon alcuni fra i migliori cuochi italiani preparavano una cena caratteristica per i 1000 delegati Slow Food provenienti da 50 diverse nazioni del mondo. Lo stand della pera cocomerina, gestito da tre volontari dell’associazione pro-Ville, con contributo del comune di Verghereto, è stato preso d’assalto da una folla curiosa ininterrottamente fino alle 23,00. L’assessore regionale Tampieri e l’onorevole Sedioli si sono trattenuti a lungo allo stand, al quale hanno invitato molte personalità italiane e straniere. Prima di andarsene si sono vivamente complimentati con l’intera spedizione dell’Alto Savio. Ora l’impegno prosegue sino alla sera di sabato.


Leggi il numero di Agrimpresa del 21 Ottobre 2003 in cui si parla della Pera Cocomerina. Clicca qui per leggere il testo. Per poter leggere questo tipo di file deve avere istallato sul tuo PC Adobe Acrobat Reader. Se non lo possiedi scaricalo da qui gratuitamente.

Testo tratto da http://www.provincia.forli-cesena.it/agricoltura/ di fine Dicembre 2003
Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Provincia di Forlì - Cesena La Provincia sostiene, inoltre, tutte le attività inerenti la promozione dei prodotti tradizionali e tipici, Dop e Igp. Il primo passo in questo ambito è stato l’art. 8 del Decreto Legislativo 30/4/98 n.173, seguito dal Decreto Ministeriale 8/9/99 n. 350, che adottava il regolamento e le norme riguardanti il riconoscimento dei “prodotti agroalimentari tradizionali”; requisito fondamentale è la documentazione di specifiche caratteristiche e di metodiche di produzione e lavorazione consolidate da almeno 25 anni. Esistono poi, con altra portata organizzativa e di riscontro europeo, i riconoscimenti Dop e Igp (Regg. CEE 2081 e 2082/92).
ELENCO DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA PROVINCIA DI FORLI'- CESENA
(tratto da uno Speciale della rivista regionale "Agricoltura")
PRODOTTO PROVINCIA SOGGETTO PRESENTATORE
AGNELLO DA LATTE FC Servizio Provinciale Agricoltura e Alimentazione di Forlì
CARNE BOVINA DI RAZZA ROMAGNOLA FC Servizio Provinciale Agricoltura e Alimentazione di Forlì
CASTRATO DI ROMAGNA RA-RN
FC-BO
Associazione Emiliano - Romagnola produttori Ovini e Caprini - AERPROC
SUINO DI RAZZA MORA ROMAGNOLA RA – FC
RN - BO
COPAF Consorzio per la valorizzazione dei Prodotti Tipici dell’Appennino Faentino
SUINO PESANTE Tutte Consorzio del suino pesante padano
IL FOSSA DI SOGLIANO FC - RN Consorzio del Formaggio “Il Fossa di Sogliano”
PECORINO DEL PASTORE RA – FC
RN - BO
Associazione Emiliano - Romagnola produttori Ovini e Caprini - AERPROC
RAVIGGIOLO FC Associazione Emiliano - Romagnola produttori Ovini e Caprini - AERPROC
SQUACQUERONE DI ROMAGNA RA – FC
RN - BO
Associazione agroalimentare Emilia – Romagna CNA FIAAL
COSTA ROMAGNOLA FC - RN Associaz. Regionale Produttori Olivicoli
MIGLIACCIO DI ROMAGNA BO – FC Comuni di Imola e Modigliana
PIADINA ROMAGNOLA RA – FC
RN - BO
Associazione agroalimentare Emilia – Romagna CNA FIAAL
CILIEGIA DI CESENA FC Servizio Provinciale Agricoltura e Alimentazione di Forlì
FRAGOLA DI ROMAGNA RA – FC
RN - BO
Centro Servizi Ortofrutticoli (CSO)
LOTO DI ROMAGNA RA – FC
RN - BO
Centro Servizi Ortofrutticoli (CSO)
MIELE DEL CRINALE DELL’APPENNINO EMILIANO - ROMAGNOLO Tutte Associazione Apicoltori delle provincie di RE, MO, BO, PR, PC e zone limitrofe
MIELE DI ERBA MEDICA DELLA PIANURA EMILIANA - ROMAGNOLA Tutte Associazione Apicoltori delle provincie di RE, MO, BO, PR, PC e zone limitrofe
MIELE VERGINE INTEGRALE Tutte Consorzio Nazionale Apicoltori Co.N.Api
SABA DELL'EMILIA-ROMAGNA Tutte CNA FIAAL Associazione Agroalimentare dell'Emilia Romagna

Nel 2002 il Gruppo di Coordinamento Provinciale ha lavorato alla presentazione per l'iscrizione dei 10 prodotti di seguito elencati:

  • Susina Vaca Zebeo della Provincia di Forlì-Cesena;
  • Raperonzolo delle colline del Rubicone;
  • Antiche Pesche a pasta bianca tradizionali di Romagna (Bella di Cesena, S.Anna Balducci, Buco Incavato);
  • Stridoli di Romagna;
  • Cardo Gigante di Romagna (Cardo Gobbo);
  • Lischi della Riviera Romagnola;
  • Ricotta della Provincia di Forlì-Cesena;
  • Ciliegia di Romagna;
  • Pera Cocomerina di Verghereto;
  • Savor di Montegelli.

28/04/2004 18:43:00 - Rinasce la pera 'cocomerina' tratto da http://www.studiocelentano.it

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28/04/2004 ANSA.IT - TURISMO EMILIA-ROMAGNA - Rinasce la pera cocomerina, segno distintivo la polpa rossa.

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10/05/2004 SESTOPOTERE.COM - Una pianta di Pera Cocomerina nel giardino di Palazzo Pesarini

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17/06/2004 DONNAMODERNA.COM - Tre weekend alla frutta di Annalisa Monfreda

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Sloweb - Italia - 06/09/2004 - II Sagra della Pera Cocomerina

Nel cuore dell'Appenino tosco-romagnolo, nell'ultimo fine settimana di settembre, si celebra la festa della Pera Cocomerina. Piccola, profumata, dalla caratteristica forma rotondeggiante e dal colore rosso questa pera sopravviveva solo più su di una trentina di piante in una ristretta area a breve distanza dal Monte Fumaiolo dove, da tempi antichissimi, si era adattata a vivere in alta quota. Da qualche anno la Pera Cocomerina, detta anche Pera Imbriaca per il colore che inevitabilmente richiama quello del vino, è entrata nel novero dei Presìdi Slow Food. Intorno al Presidio si è costituita un'associazione che, con l'intenzione di garantirne la sopravvivenza, è riuscita a fare di questo frutto eccezionale il simbolo stesso del territorio in cui si è conservato. La raccolta delle pere inizia negli ultimi giorni di agosto e si protrae fino alla fine di ottobre. Molto gustose sono quelle che vengono raccolte all'inizio mentre, con l'avvicinarsi della fine della stagione, il frutto perde un po' del suo particolare sapore per acquistare un colore rosso sempre più intenso. Nel pieno del periodo di raccolta, l'Associazione Culturale Pro Ville, la Comunità Montana dell'Appennino Cesenate ed il Comune di Verghereto organizzano la seconda edizione della “Sagra della Pera Cocomerina”. In questa occasione verranno fatti un centinaio di nuovi innesti, ulteriore passo per recuperare definitivamente la pianta, cercando anche di dare un valore economico alla sua coltura attraverso la produzione di confetture e marmellate. L'obbiettivo è quello di verificare la possibilità di creare, attorno alla commercializzazione della pera e della sua lavorazione, nuove opportunità di impresa per i giovani della zona. La Sagra si aprirà sabato 25 settembre con un convegno dal titolo 'Cocomerina la Rossa, il frutto dimenticato... verso il Salone del Gusto' che sarà seguito da un rinfresco a base di prodotti tipici locali e di pere. Nei due giorni di Sagra verranno organizzati pranzi e cene, un'esposizione di prodotti del luogo e anche una passeggiata per visitare, in compagnia di una guida, i pochissimi peri cocomerini sopravvissuti fino ad oggi.

Salone Internazionale del Gusto - Torino - Settembre 2004

Presìdi Slow Food: i 200 del Belpaese Circa metà del mercato italiano - oltre 170 stand - sarà occupata da produttori di Presìdi Slow Food: questo è sicuramente uno degli aspetti che caratterizzano in modo peculiare il Salone del Gusto, luogo in cui converge il meglio della produzione alimentare italiana, ma soprattutto dove i prodotti tradizionali e artigianali, espressione di piccole comunità locali, ottengono straordinaria visibilità. Grande protagonista sarà il Sud Italia, con la Sicilia capofila: a ottobre verranno presentati i nuovi Presìdi della Cuddrireddra di Delia, un dolce nisseno dalla storia secolare; del limone Interdonato della costiera messinese; del mandarino tardivo di Ciaculli, coltivato in quello che resta dei fertili giardini palermitani; della profumata fragolina di Ribera e del fagiolo badda di Polizzi, un fagiolo bicolore, avorio-arancio, coltivato sulle Madonie. Il Molise porterà a Torino il suo primo Presidio: la Signora di Conca Casale, un salume di suino prodotto in un piccolo paesino di montagna. La Calabria proporrà un Moscato d’eccezione vinificato a Saracena facendo appassire gli acini di un vitigno locale e unendoli a una parte di mosto cotto. Dalla Basilicata arriveranno le olive infornate di Ferrandina e il Pezzente della Montagna Materana, un salume realizzato con le parti meno nobili del maiale, peperoncino e finocchietto selvatico. La Puglia inaugurerà il Presidio sulle mandorle di Toritto e quello sulla cipolla di Acquaviva. Risalendo la penisola troveremo il pecorino bagnolese (Campania) ; il mosciolo selvatico di Portonovo nel Conero (Marche), il sale artigianale di Cervia e la pera Cocomerina (Emilia Romagna) , le moleche, piccoli granchi raccolti nel periodo della muta, e il Monte Veronese di malga (Veneto) , il fagiolo bianco di Sorana (Toscana) e i chinotti, piccoli agrumi portati in Italia dalla Cina da un navigatore savonese (Liguria). La tradizione norcina del Piemonte confermerà la sua importanza con la paletta di Coggiola, un prosciutto di spalla di un paesino del biellese, e il salame delle Valli Tortonesi. Da un minuscolo paesino del cuneese arriveranno la rapa di Caprauna e, dall’alessandrino, la prima ciliegia dei Presìdi, la Bella di Garbagna. E concludiamo con la novità della Sardegna: la Pompìa, un agrume che cresce solo nella Baronìa, vicino a Nuoro.

7-09-2004 - II Sagra della Pera Cocomerina

Nel cuore dell'Appenino tosco-romagnolo, nell'ultimo fine settimana di settembre, si celebra la festa della Pera Cocomerina. Piccola, profumata, dalla caratteristica forma rotondeggiante e dal colore rosso questa pera sopravviveva solo più su di una trentina di piante in una ristretta area a breve distanza dal Monte Fumaiolo dove, da tempi antichissimi, si era adattata a vivere in alta quota. Da qualche anno la Pera Cocomerina, detta anche Pera Imbriaca per il colore che inevitabilmente richiama quello del vino, è entrata nel novero dei Presìdi Slow Food. Intorno al Presidio si è costituita un'associazione che, con l'intenzione di garantirne la sopravvivenza, è riuscita a fare di questo frutto eccezionale il simbolo stesso del territorio in cui si è conservato. La raccolta delle pere inizia negli ultimi giorni di agosto e si protrae fino alla fine di ottobre. Molto gustose sono quelle che vengono raccolte all'inizio mentre, con l'avvicinarsi della fine della stagione, il frutto perde un po' del suo particolare sapore per acquistare un colore rosso sempre più intenso. Nel pieno del periodo di raccolta, l'Associazione Culturale Pro Ville, la Comunità Montana dell'Appennino Cesenate ed il Comune di Verghereto organizzano la seconda edizione della 'Sagra della Pera Cocomerina'. In questa occasione verranno fatti un centinaio di nuovi innesti, ulteriore passo per recuperare definitivamente la pianta, cercando anche di dare un valore economico alla sua coltura attraverso la produzione di confetture e marmellate. L'obbiettivo è quello di verificare la possibilità di creare, attorno alla commercializzazione della pera e della sua lavorazione, nuove opportunità di impresa per i giovani della zona. La Sagra si aprirà sabato 25 settembre con un convegno dal titolo 'Cocomerina la Rossa, il frutto dimenticato... verso il Salone del Gusto' che sarà seguito da un rinfresco a base di prodotti tipici locali e di pere. Nei due giorni di Sagra verranno organizzati pranzi e cene, un'esposizione di prodotti del luogo e anche una passeggiata per visitare, in compagnia di una guida, i pochissimi peri cocomerini sopravvissuti fino ad oggi.

12 Ottobre 2004 - Approfondimento

E c'è anche la Cocomerina, da scoprire Piccola e profumata la pera Cocomerina cresce nell'alta valle del Tevere, tra Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Catalogata dai ricercatori solo recentemente, deve il suo nome alla polpa rossastra e alla buccia verdina, tipiche del cocomero. Il frutto, squisito, non si conserva però fresco a lungo: commercializzato in confettura o sciroppato, conserva comunque la sua bontà e l'originale bellezza.

Figli di un Bacco minore ? - La Redazione - 27 Maggio 2004

Seconda rassegna nazionale dei vitigni autoctoni, di tradizione e delle DOC minori Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 maggio 2004, presso l'antico convento di San Francesco a Bagnacavallo, si terrà la seconda rassegna nazionale dell'evento enologico dedicato al vino e ai vitigni autoctoni delle Regioni italiane. Verranno degustati circa 400 vini selezionati di circa 300 cantine e prodotti con circa 180 tipi di uve autoctone. Saranno inoltre offerte degustazioni libere di alcuni prodotti alimentari tipici emiliano-romagnoli quali il Parmigiano Reggiano, il prosciutto, la Mortadella Classica di Bologna, le marmellate di Pera Cocomerina e al pane fresco preparato da sapienti fornai locali. "Figli di un Bacco minore ?" è organizzato da Slow Food Emilia-Romagna e dal comune di Bagnacavallo.

LA STAMPA DEL 22/10/2004 Sezione: Torino cronaca Pag. 55

AL LINGOTTO
Il futuro nel piatto Tutti in coda al Salone del Gusto Lezioni e degustazioni a ritmo continuo, dal culatello al saké Fra i curiosi Cristina Chiabotto. Oggi è atteso Gianfranco Vissani
SILVIA FRANCIA
Il Salone del Gusto ovvero il trionfo della burocrazia da prenotazione. Nessuno sfugge alla regola della registrazione per procurarsi i biglietti. Anche i giornalisti in coda per un’oretta, stipati davanti all’unico sostituto addetto stampa presente. Inevitabile un po’ di nervosismo. Già al primo giorno di fiera sono quasi introvabili i pass per partecipare ai laboratori del gusto, che il pubblico ha diligentemente prenotato. Affollatissimi, tutti 208, nonostante il costo non sempre popolare. Ieri si «fronteggiavano», in aule attigue, l'italico sapore del culatello e l' orientalissimo saké. Contrasto di gusti e culture che non ha turbato i numerosi presenti. La lezione sul nobile insaccato servito in abbinamento con lo champagne, prevedeva la degustazione guidata di tre fette - di diversa stagionatura - più altrettanti calici di vino, alla «modica» cifra di 22 euro. Qualcuno definiva «eccentrico» il laboratorio con saké (offerto in microporzioni), abbinato ai frutti di mare, per 28 euro, e versato in bicchieri realizzati appositamente dalla tedesca Riedel. Gli iscritti non diminuiscono neanche quando il costo sale di parecchio, come per l'assaggio di Château Margaux, di cinque diverse annate. Quanto? 55 euro e una bella lista d'attesa. Al Salone l'avventore sprovveduto non ha vita facile: occorre prenotare persino per la distribuzione gratuita di «bicerin», la bevanda nostrana, servita nello scenografico allestimento del Comune, che evoca il lusso degli storici bar torinesi, con tanto di lampadari, specchi e stucchi. «Possiamo averne una tazzina?». Il barman: «Dovete lasciare il nome alla hostess, l'assaggio è a numero chiuso». Lei, cortese, dà l’ok per le 15, ma al bancone nicchiano: «Non sono ancora le 15,30, non possiamo servirvi». Una corsa a ostacoli ma, infine, la tazzina arriva fumante. Ci dirigiamo verso lo spazio della Provincia. Le cene in programma sono andate esaurite nel giro di una mezz'ora. E però qui si trova una delle poche iniziative che lasciano spazio all'improvvisazione. Per pranzare, dalle 12 alle 15, non occorre coupon: è sufficiente sedersi al tavolo e ordinare. Scegliendo fra piatti più elaborati e costosi come coniglio grigio di Carmagnola e brasato al Carema con funghi porcini, a 13,50 euro, e voci più economiche, tipo la carne cruda di vitello piemontese a 4 euro. Nello stesso stand, una chicca: i canestrelli della principessa Diana d'Inghilterra. Pare fossero i suoi dolci preferiti, tanto che ogni settimana se ne faceva inviare tre etti a Londra, direttamente dal produttore di Borgofranco d'Ivrea, che aveva ideato una confezione ad hoc. A presidiare la postazione della Provincia, ieri insieme all'assessore all'agricoltura Marco Bellion, c'era Mercedes Bresso che commentava soddisfatta: «Questo salone, come Terra Madre, rappresenta un’ottima opportunità per mettere in contatto il nostro mercato con quello internazionale, nel segno della tipicità e della qualità dei prodotti, ma anche nel rigore della produzione». Da vera buongustaia, la Bresso si è concessa un bicchierino di grappa d'asparago, raccontando: «Mio padre faceva in casa un liquore che battezzò "Carchigen", un mix di carciofo, china e genziana». Lei giura che era ottimo. In contemporanea, sulla Terrazza Piemonte, dove ad ogni passo la struttura bascula, tutti gli occhi erano per Miss Italia, Cristina Chiabotto. In minigonna azzurra e stivaloni neri, la più bella del reame ha ammesso di non essere una grande cuoca: «Mi piace assaggiare e poi dare la mia opinione». In merito alle preferenze, «adoro la pizza», ma poi ricordandosi di essere nel tempio torinese dei gourmand, recupera con un «però apprezzo pure la bagna caoda». Rimirando la Miss, il presidente della Regione Ghigo, in visita al Salone con la famiglia, commenta sorridendo tra telecamere e flash: «In Piemonte, oltre alle prelibatezze dell'enogastronomia, come si nota, abbiamo anche il primato delle belle ragazze». Più che dalla bionda e incoronata fanciulla, però, i visitatori sembravano attratti dalle ghiottonerie «in scena» al Lingotto, specie quelle più curiose come la pera cocomerina dell'Emilia Romagna, le uova azzurre cilene, i formaggi rari presentati in stile zen, su letti di paglia, pietre e bacche di palma. Chissà se queste rarità susciteranno anche l’interesse del famoso chef Gianfranco Vissani, a spasso quest’oggi fra gli stand

LA STAMPA DEL 24/10/2004 Sezione: Torino cronaca Pag. 47

I PERSONAGGI - Il signore dell’Umbu e altre strane storie
Dove, se non al Lingotto, assaggiare carne di renna svedese e poro-poro peruviano, il «pezzente della montagna materana» della Basilicata, le anguille affumicate della Tasmania e il formaggio di yak, il quadrupede dal manto foltissimo che pascola sull’altipiano del Qinghai, a 4 mila metri d’altezza, nella lontanissima Cina tibetana? Ci sono incredibili cibi, e incredibili storie di persone, al Salone del gusto. Storie dell’altro mondo: ognuna racconta e materializza in un frutto o un pezzo di carne essiccata un sogno, una vita intera, uno spicchio di qualche cultura remota e sedimentata in millenni di rapporto con la terra. Così, ecco Jussemar Cordeir da Silv e Celina Cardoso, venuti dalla lontana e semidesertica Caatinga, mostrare un vasetto di Umbu. E’ un frutto che sembra una prugna, in cui è racchiuso il sapore «di un albero magico, perché contiene fino a 3 mila litri d’acqua, in altrettante patate, come bulbi, che ne alimentano le radici. Fruttifica e ci disseta anche se non piove per mesi». Dal suo Brasile arido al profumo della foresta amazzonica, nell’area dei Presìdi, occorrono solo pochi passi. Shirley Segovia viene da Trinchera, zona boliviana della foresta. Vive in una casa di legno e paglia priva di elettricità. Raccoglie per una cooperativa le noci che crescono, chiuse in cocchi, su un albero alto 40 metri. Per raccoglierle, usa uno speciale bastone che la protegge dai serpenti velenosi. Da due mesi, grazie a una ong, l’Acra, e a Slow Food, sta imparando in Piemonte ad usare tecniche e macchinari di pasticceria, per confezionare al meglio, con le noci, torte e dolcetti, i brigadeiros. Non aveva mai visto né un asciugacapelli né una lavatrice. Però «secondo me il vostro mondo è tanto più ricco, ma meno felice del mio. Sto meglio laggiù. Qui c’è troppo caos, troppa fretta e troppo traffico. Fa un freddo terribile e la natura, la poca che che c’è, è così ordinata e coltivata. Preferisco il mio mondo selvaggio». Quanti sogni, s’incrociano al Salone! Lo è quello di Manuela Biserni, 32 anni, di Ville di Montecoronaro, frazione di Verghereto, provincia di Cesena. Con la pro-loco, vende marmellata della Calimero delle pere, la Cocomerina: «Quattro anni fa ho letto un testo di un professore dedicato a questa varietà ormai scomparsa. Proprio sulla piazza del mio paese, ce n’era un albero. Da allora con la pro-loco e la Comunità montana ci siamo messi a caccia di questi alberi. Ne abbiamo censiti 38, gli ultimi rimasti, probabilmente, in tutt’Italia». La pera è rossa all’interno, ed è piccola e bruttina. Ma è buona, e l’interno è rosso perché contiene antociani, come il vino: «Per questo è stata sconfitta sui mercati. Le piante dei nostri bisnonni sono state abbandonate agli sterpi. Per quelle rimaste, da quest’anno, è nato un Presidio. Contiamo, vendendo la confettura, di creare altre piante e di diffonderle sull’Appennino». E’ un sogno anche quello di un web designer milanese, Massimiliano Crippa, 33 anni, che ha dato un calcio a un posto fisso in un’azienda per avviare con la moglie Ogihara Chikako la Wa-bi, una società di importazione dei prodotto giapponesi di qualità. Il suo stand nell’area del «mercato del mondo» offre molto sakè: «In Italia lo si crede una grappa o un distillato, invece è un prodotto fermentato come la birra o il vino, e ne esistono di varietà molto diverse». Tra i visitatori che s’accalcavano ieri nei padiglioni, c’erano anche due cistercensi polacchi. Il loro monastero è a 40 chilometri da Cracovia, in montagna. Cosa ci fate, qui? «Siamo venuti come osservatori» dice Eugeniusz Wlodarcz Marek. Cioè? «Produciamo nel nostro monastero formaggio, burro e birra: 8 mila bottiglie l’anno. La prossima edizione, negli stand, ci saremo anche noi».
g.fav.

CORRIERE DELLA SERA - venerdì, 22 ottobre, 2004 - (ALIMENTAZIONE Pag. 018)

Slow food: rete di vendita popolare per i cibi di nicchia
Fumagalli Marisa
DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Va dove ti porta il Gusto. Ma dove? Dove ritrovare quei cibi di altissima e genuina qualità conosciuti durante l' «abbuffata sapiente» tra gli stand del Lingotto? C' è già aria di nuove sfide, al Salone inaugurato ieri a Torino: un nuovo mercato, canali alternativi di circolazione dei prodotti più rari. Affinché i tesori gastronomici non siano esclusivo appannaggio di viziati e (danarosi) gourmet. Il gran capo di Slow Food, Carlin Petrini, detesta l' espressione «prodotto di nicchia». Eppure il rischio è questo. Il rischio è che la pera Cocomerina dell' Emilia, il pecorino bagnolese, il salame delle Valli tortonesi - per estremizzare citando alcune new entry dei Presidi - restino giacimenti esplorati da pochi eletti. O, più semplicemente, la buona merce gastronomica di produttori defilati senza forza di mercato, non riesca ad imporsi. Il progetto di Slow Food è chiaro: far decollare un rapporto stretto tra produttori e consumatori. Anche copiando dagli Usa, dove da alcuni anni si sono imposti i Green market (uno per tutti, quello di Union Square di New York), punto d' approdo degli agricoltori, che, senza passare dai mercati generali, vendono direttamente i frutti del lavoro e della terra. In verità, Petrini, pensa con più convinzione a dar vita ad una rete di «gruppi d' acquisto». Slow Food, del resto, può contare su un patrimonio di oltre 35.000 soci. «Si può cominciare da loro - spiega Roberto Burdese, uno dei vice di Carlin -. Ipotizziamo, per esempio, che un gruppo di amici sia interessato ad acquistare certi prodotti agricoli o d' allevamento. Individuati i produttori, il punto è accordarsi per quantitativi garantiti, a un prezzo pattuito, con modalità di ritiro delle derrate. Così, il contadino o l'allevatore è sicuro di vendere, e il consumatore può contare su cibi di qualità, senza svenarsi». Comunque sia, la cultura della qualità enogastronomica si sta diffondendo anche nel ceto medio. Secondo una ricerca (targata Coop), nelle famiglie italiane convivono due anime: la quotidiana «formica», attenta al prezzo e parsimoniosa; e la «cicala» che, ogni tanto, si concede il piccolo lusso dell' acquisto dei prodotti di qualità della tradizione. Anche di spendere 20 euro per un giretto al Salone del Gusto?

TV SORRISI E CANZONI - n°8 anno LIV - 19 Febbraio 2005


OCCHIO ALLA SPESA - RAI UNO - Martedì 22 Febbraio 2005 ore 13:00
La nostra Pera Cocomerina protagonista alla trasmissione di Alessandro Di Pietro - Clicca sull'immagine per vedere e leggere il testo ingrandito come riportato dal sito Rai della trasmissione

La Repubblica supplemento salute del 22 Settembre 2005
Clicca sull'immagine sotto per vederla ingrandita



Sabato 8 Ottobre 2005 - SABATO, DOMENICA &.....
RAI 1 - condotto da Corrado Tedeschi e Sonia Grey

Per noi hanno partecipato Ilaria Guerra e Elena Gabelli
Per vedere delle foto della partecipazione CLICCA QUI !



A Pagina 7 del numero di Ottobre 2004, di questo periodico locale della provincia di Brescia (per l'esattezza di Darfo Boario Terme) c'è un articolo di Monica Andreucci così intitolato 'voglia di pera cocomerina ma al camuno non far sapere...' CLICCA QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO

VILLEGIARDINI (edito da Mondadori)
Diffusione media: 80.000 copie
Numero di Novembre 2005 - pagine 108 / 109

Articolo sulla pera cocomerina curato da Isabella Dalla Ragione (per leggere l'articolo ingrandito, clicca qui sotto sull'articolo rimpicciolito)

 

 

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